Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/243

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TERZO i3c)5 ilici si protesta eli avere fin dall’ an 1546, contando diciassette anni di età, scritto il suo Giudizio intorno a Romanzi. e che avendolo mostrato a Cinzio, questi sel tenne, e con varie arti poi finse che il Pigna stesso (a cui infatti il Giraldi indrizza il suo libro) lo avesse pregato a trattare di quell’argomento. Il sig. Barotti osserva a ragione che fra due sì contrarie proteste è difficile il diffinire a chi debbasi fede j e converrà quindi annoverar questo fatto tra que’ problemi di storia de’ quali forse non mai troverassi la soluzione. Certo è che il Giraldi talmente si corrucciò per questo e per altri torti che gli parve aver ricevuti dal Pigna, che sembrandogli ancora di non goder più della grazia del suo sovrano, adoperossi per partir di Ferrara, e finalmente l’ottenne, in una lettera scritta a Pietro Vettori da Mondovì nel 1564 (benchè per errore sia nella stampa segnato il 1554) egli racconta (Epist. cl. J iror. ad P. Victor, t. 1, p. 101, ec.) l’origine delle sue vicende, e i tentativi da lui fatti per partir da Ferrara. Narra egli adunque che avea cessato dallo scrivere, perchè va rii rerum casus', variaeque fortunae vicissitudines, inhumanaque ingratissimi discipuli αχαριστια. me vehementer vexarunt. E siegue narrando che dopo la morte del duca Ercole II, quel suo scolaro avea tentato ogni cosa per molestarlo e perderlo, corrispondendo con sì enorme ingratitudine alle tante fatiche ch’ ei sostenute avea nell’ istruirlo, e che egli avea perciò risoluto di venirsene a Firenze (poichè gli era impedito di andare al servigio della Repubblica