Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/245

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TERZO l3f)7 esaminare principalmente qual sia l’opera storica al principio accennata. Egli la intitolò De Ferraria et Atestinis Principibus Commentariolum ex Lilii Gregorii Gyraldi Epitome deductum. E nella prefazione racconta che il suddetto Giraldi morendo aveagli confidato un Compendio storico della Casa d'Este da lui disteso in cinque o sei pagine, pregandolo a volerlo stendere ed ornare più ampiamente; il che dopo un lungo indugio avea egli preso a far finalmente per istanza del giureconsulto Prospero Pasetti. Il libro è scritto elegantemente; ma la critica riguardo a’ tempi più antichi non è punto migliore di quella del Sardi. Ma da essi saggiamente si spedisce in breve, e più a lungo poi si trattiene sulla Storia de’ Principi Estensi del xv e del xvi secolo, in cui giugne fino al tempo in cui scriveva;' e questa parte d’istoria è assai interessante per le distinte notizie che vi s’incontrano. In essa egli accenna ancora e reca un saggio di un’opera d’anatomia (p. 65) ch egli avea cominciata in versi latini, ma che non dovette da esso condursi a fine. Al fin del libro si aggiungono alcune Poesie latine in lode di Ferrara e de’ Principi Estensi dello stesso Giraldi, di Flavio Antonio di lui fratello e di Galeazzo Gonzaga. Di lui, oltre più altri scrittori, fa onorevol menzione Girolamo Maggi, il quale rammenta la gran copia di antichi codici che aveagli veduti in casa (Miscell. l. 1, c. i4). LV1II. Le due Storie or ora indicate parevano non senza ragione troppo ristrette, e non abbastanza proporzionate allo splendore e al nome de" principi, de quali in esso tratta vasi.