Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/248

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lqOO LIBRO mostra clic ivi allora si ritrovava il Falletti. Tornato in Italia, fu nel 1550 mandato dal duca Ercole a Roma per Pelezion del pontefice Giulio III, e abbiamo pur l’orazione da lui allor recitatagli. Finalmente fu inviato ambasciador ordinario del duca a Venezia, ov egli certamente era fin dal 1554, nel qual anno fu eletto doge Francesco Veniero, innanzi al quale recitò il Falletti un’altra orazione. Ivi egli si strinse in grande amicizia con Paolo Manuzio, il quale in una lettera ad esso scritta, Tu ipse, gli dice l. 2. ep. 2), tu inquam, Falete et maximi Ducis Orator, et maximus ipse vir, quem gravissima detinent negotia, qui scribis hi sto ri ani y qui legniti scienti ani veterani et recentium scriptis luculentissimis explicas venire tamen ad me, quae tua est fiumani tas, saepe solitus es, horasque multa suavissimo sermone consumere. E in tanta stima lo ebbe il Manuzio, che volle egli stesso nel 1557. fare una bella edizione dei’ quattro libri De bello sicambrico e di altri otto libri di poesie latine da lui composti, e ch’ ei dedicò allo stesso Falletti; e nell’ anno seguente anche più magnificamente diè in luce dodici orazioni latine da lui dette in diverse occasioni, che dal Falletti furono dedicate al re di Polonia Sigismondo Augusto. Il duca Ercole per riconoscere i servigi dal Falletti rendutigli, il fece conte di Frignano (*)* col qual titolo egli è nominato (*) Il decreto dell'investitura di Frignano data al Falletu si conserva in questo ducale archivio colla data de" *o d‘agosto del i56i. Oltre la collazione del feudo,