Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/250

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l/f03 LIBRO si nominano dal soprallodato proposto Irico. Ma più di tutti si stese in farne l’elogio Gregorio Giraldi nel secondo de’ suoi Dialoghi de Poeti moderni (Op. p. 5G(5), il quale, dopo aver detto clic il l'alletti avea corse molte parti del mondo per meglio istruirsi, ne loda il profondo saper nelle leggi, le poesie latine e italiane, le orazioni, e anche i costumi e accenna ancora gli altri eruditi ch’egli avea avuti nella sua famiglia, da noi nominati poc’anzi. Ei confessa però, che il Falletti non era ancora sì colto scrittore, come potea bramarsi, ma dice che il sarebbe divenuto tra poco: Scio ego, (quantum ille absit ab eo, quod quidem illi ejus sucessu invidi objiciunt, sed rumpantur, licebit; Me in dies magis proficiet E veramente così le poesie, come le orazioni del Falletti, benchè prive non sieno di eleganza e di grazia, non son però uguali a quelle di molti altri scrittori di questo secolo. Alcune Rime se ne hanno tra quelle de’ Poeti ferraresi raccolte dal Baruffaldi, il quale afferma ch’ei morì essendo tuttora ambasciadore a Venezia nel i56o (*). sciti s noti ipsi Feudatario sul» paena dupli solemni siipulalione protnissa. Quindi con mio chirografo del primo di gennaio del 15 62 il duca medesimo lo investì ancora di un censo che alla ducal camera pagava ogni anno la Comunità di Massa 1 ¿scaglia, e di alcuni altri censi che si pagavano dalle ville del Frignano. (*) Alcune lettere di Girolamo Falletti, come altrove abbiamo accennato, si conservano in questo ducale archivio. In una di esse, scritta al tempo del duca Ercole II da Venezia a Gasparo Sardi a’ 20 d'agosto del 1561, confessa di essere a lui debitor del favore di cui godeva alla corte di Ferrara: Non mi scordo punto