Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/255

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TERZO I407 Gregorio Giraldi, Alessandro Guarino e Francesco Porto. Altrove ei dice di avere avuto ne serii studi a maestro per dieci anni Vincenzo Maggi, da cui confessa di essere stato e con somma diligenza istruito, e assistito con sommo amore (Romanzi, p. 86). Sotto la lor direzione fece sì felici progressi, che in età di 20’anni fu onorato della filosofica laurea. La continua applicazione con cui egli si affaticava studiando, oratale, che il Ricci gli scrisse più volte, esortandolo caldamente ad esser più moderato. E bellissima fra le altre è una lettera che su ciò gli scrive, piena di sì teneri sentimenti, e di tale stima pel giovane Pigna, ch’ella meriterebbe di esser qui riportata distesamente: De vita tua agitur, Pigna, gli dice egli fra le altre cose (l. c. p. 369)), quam ut rum perdas an serves, in tua manu est, cujus tu solus optimus Medicus, tu parum pius hostis esse potes, atrum malis non dubito. Essi contra, quod minime debes, facere te video, qui propere, quantum in te est, jam si perditum. Soggiugne che il soverchio studio è quello con cui egli nuoce alla sua sanità: Certe qua valetudine sis, quo stornar ho utarìs, ut pessime concoquas, ut creberrimis doloribus capitis labores, ut intestinorum torminibus torquearis, ipse tibi opti me conscius es. E siegue descrivendo il continuo ricadere ch’ei fa nelle sue malattie, e il non mai riaversi perfettamente, e ciò essendo in età di non ancora ventitrè anni: et nondum vigesimum tertium annum attingis. Lo esorta poscia a non abusar più cotanto delle sue troppo deboli forze, e descrive insieme gli eccessi a