Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/267

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TERZO 1 4 11) a’nosn i giorni sì bene illustrata (Stor. di Piac, t 1, pref. p. 7; V. anche Mem. per la Stor. lett. di Piac. t. 2, p. 235, ec.), nel quale non badavasi più che tanto a certe minutezze di Cronologia e di Storia, sicché a parlare schiettamente.è piena di favole sul principio, e in appresso poi talmente scarsa di buone notizie, di racconti interessanti, che non tanto una Storia di Piacenza, quanto un piccolo indice di essa nominar giustamente potrebbesi. Ei parla inoltre di una Cronaca di Piacenza pubblicata nel 1540 da Bartolommeo Bagarotti più superficiale ancora e più sterile di quella del Locati. LX11. Anche la città di Milano, e le altre che formano quello Stato, non ebbero tali Storie che possan mettersi a confronto di quelle che vantano Firenze e Venezia. Pregevoli sono i quattro libri di Andrea Alciati della Storia di Milano, de’ quali si è da noi altrove parlato; ma esse non giungono che a tempi di Valentiniano. Abbiam parimente già fatta menzione delle Vite de Visconti scritte dal Giovio, delle opere di Gaudenzo Merula, e di Buonaventura Castiglione, e di Galeazzo Capei la, e di monsignor Carlo Bascapè vescovo di Novara. La Storia di Milano ed altre somiglianti opere del buon Gesuato F. Paolo Morigia sono ugualmente conosciute e per le favole di cui sono piene, ove trattano de tempi antichi, e per la sincera semplicità che in esse si vede, ove parlano de’ più recenti. Andrea Assaraco Saracco, natio di Vespolate nel territorio di Novara, si avvisò di scrivere in versi latini una Storia di Al iano da' tempi di Francesco Sforza sino a