Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/277

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TERZO *4^9 tcncmo a comune tanto tempo una casa, una tavola, et un letto, ec. Ivi egli tentò la sua sorte presso il re Francesco I, e come fosse da lui favorito dapprima liberalmente, e poscia si vedesse spogliato del dono fattogli, lo espone egli stesso in un' ardita lettera a quel sovrano (ivi, p. 105): Sì come la reale et giudiziosa cortesia vostra, Christianissimo Re, dopo tanti anni da me spesi seguitando le vesti gie sue, s’haveva pensato finalmente, col farmi della Signoria delle Gebenne così largo dono, di terminare a un tratto con la lunga speranza ogni mia noja, così havendomi la fortuna in un tempo medesimo dimostro per la restituzione fatta al Reverendo Vescovo di Marsiglia (era questi Giambattista Cibo, a cui il re avea confiscate le rendite di quella badia e del vescovado, e a cui poscia rendettele, scopertane l innocenza) che io non debbia nè appoggiarmi in questo Regno, nè sperare più in lei, mi sono risoluto anch io, che il mio meglio fia, mutando luogo, di provare, se altrove io la provassi o di me più amica o liberale Et se bene il magnanimo Loreno col persuadermi, che havendomi fatto una volta ella degno della grazia sua, et di un entrata di mille ducati, per una altra occasione non mancherà di consolarmi, ma avrebbe voluto riconfermare in un altra speranza, ec.; e siegue chiedendo il suo congedo. In fatti la citata lettera al Lascari è scritta da Londra, ove pare che il Simeoni da Parigi facesse passaggio. Ed è ad avvertire che queste lettere si leggono in un’ opera da lui stampata i