Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/290

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¡443 LIBRO inverni, non omnes recepit. In utroque dicendi genere libros conscripsit, leges a se inventas miliribus dedit, murorum propugnacula direxit, locorum metirus intervalla rcgioncs pin.vit, sente ri tias pronunciavit, diligentiam coluit, libcrali totem exercuil, fidetn scrvavit. E conchiude con questo verso: Ipse animo saltem vixi nec Regibus impar. E noi conchiuderemo dicendo che questo elogio ci mostra ugualmente e il poco buon gusto e il poco sapere del Simeoni; perciocchè mai uom dotto non iscrisse di sè in tal modo. Ma da un pazzo torniamo ormai a saggi ed eruditi storici. LXVI. Scarso numero di scrittori di storia ebbero il Piemonte e le altre provincie e città che formano in Italia il dominio della real casa di Savoia. Anzi non senza qualche timore di essere accusato come usurpatore delle altrui glorie, io posso qui far menzione di Emanuel Filiberto Pingone baron di Cusago, che in questo secolo fu quasi l’ unico a trattare di tale argomento; perciocchè egli era di Chambery in Savoia. Ma visse molto tempo in Torino; e innoltre all’ università di Padova dovette in gran parte i felici progressi ch’ ei fece negli studi. Molte memorie intorno a questo celebre storico ha diligentemente raccolte l’eruditissimo sig. baron Vernazza, il quale ha avuta la sorte di ritrovare la Vita che di se stesso scrisse il Pingone fino al 1576. Egli coll’usata sua gentilezza le ha meco comunicate, e io ne farò