Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/302

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1454 LIBRO ad abbandonare la patria, ma egli assente fu condennato come ribelle, dichiarato esule, e. forse ancora privato dei beni che in Genova gli eran rimasti. Due edizioni si fecero di questi libri, come osserva Apostolo Zeno (Note al Fontan. t. 2, p. 233), amendue nell an 1559), e amendue in Roma dal Blado, delle quali abbiam qui la seconda j e questo è già un argomento non debole a provare che ivi allora era il Foglietta. Innoltre nella prefazione a que’ libri così egli ragiona: Io dunque, il quale di sì misero et pericoloso stato della nostra Città prendo dolore inestimabile, vedendo gli altri Cittadini in gran parte dormire, non posso fare, che, poichè con l opra propria non posso alla patria giovare, non m ingegni almeno con le parole svegliare gli animi addormentati dal vituperoso sonno, nel quale li vedo sommersi, ec. Or se il Foglietta fosse allora stato in Genova, come poteva egli scrivere che non potendo recarle coll’ opera aiuto alcuno, voleva almen recarlo scrivendo? Finalmente nelle opere ch egli scrisse negli anni seguenti, si duole bensì di essere stato condennato come ribelle, e di esser costretto a star lontan dalla patria, ma non mai dice di averne dovuto allora partire lasciando la propria casa, e abbandonando i parenti e gli amici. Così dedicando a Giannandrea Doria gli Elogi dell illustri Liguri, dopo aver lodato coloro che, benchè provassero ingrata la patria, non cessaron di amarla, Illorum ego vesti giis insistens, dice, is semper fui, cujus intensa in patriam studia exilii poena, qua me Cives mei affecerunt, numquam aut