Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/312

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14G4 LIBRO l'accusaii ilei terzone perciò possiam creder per certo che tal delitto fu imputato al Bonfadio poichè fu condennato alla pena ad esso prescritta. Ma non è ugualmente certo s’ei ne fosse di fatto reo, ovver se questo fosse un pretesto per punir nel Bonfadio la libertà con cui scritta avea la sua Storia. Questa è l opinione di molti scrittori citati dal co. Mazzucchelli, i quali narrano che alcuni nobili genovesi irritati dal biasimo e dalla infamia che le Storie del Bonfadio aveano sparsa su alcuni loro parenti rei di ribellione o di tradimento contro la Repubblica, e non potendo sperare che perciò fosse punito il Bonfadio, gli opposero sì nero delitto, e con false testimonianze nel convinsero reo. Altri, al contrario, credono che il Bonfadio fosse veramente tinto di quella pece, e che solo per tal motivo fosse dannato a morte. Io vorrei liberare da sì vergognosa taccia uno scrittore a cui confesso che assai pochi mi sembrano uguali. Ma se uno storico debb esser sincero, e dire con libertà ciò che sente, a me pare che le ragioni di creder reo il Bonfadio sieno assai più forti che quelle per crederlo innocente. Paolo Manuzio amicissimo del Bonfadio, il de Thou scrittor egli ancora assai autorevole, sono gli autori più degni di fede, e più vicini a quei’ tempi, che confessan il Bonfadio reo di quel delitto, e le cui testimonianze si arrecano dal conte. Mazzucchelli j e ad essi deesi aggiugnere Girolamo Cardano, che pur vivea a que tempi, il quale chiaramente dice: Jacobus Bonfadius nonne oh piteriles concubi lus, reni adeo vilem et sordiaam, «r