Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/324

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1^76 LIBIIO e al principio di questo da’ re francesi, quando furono signori di parte del regno, ma costretto poi ad uscirne con essi nelle rivoluzioni da noi altrove accennate, ritiratosi perciò in Francia e adoperato in varie onorevoli ambasciate fino all’ an 1515, in cui morì in Parigi, oltre alcune altre opere storiche intorno ai re di Francia, di Spagna e di Gerusalemme, quattro libri scrisse ancora de’ re di Napoli, che furono stampati in Basilea nel 15 i 7. Egli è scrittor latino elegante, ma che spesso inciampa nel difetto ripreso da Orazio, cioè di rendersi oscuro per amore di brevità (Taf uri, Scritt. napolet. t 3, par. 1, p. 64, ec.). La migliore Storia che nel secolo di cui scriviamo, avesse quel regno, fu quella di Angiolo di Costanzo, benchè il nome di lui sia più celebre per le leggiadre sue Rime italiane, che per la sua Storia. La Vita di questo illustre poeta è stata scritta distesamente dal sig. Giambernardino Tafuri (Calogerà, Racc. d'Opusc. t. 10), il quale ne ha ancor parlato più in breve ne’ suoi Scrittori del Regno di Napoli,(t. 3, par. 3, p. 371 e oltre ciò più altre notizie se ne hanno innanzi alla bella edizion cominiana delle Rime di Angiolo del 1750. È adunque inutile lo scriverne di nuovo a lungo. Egli era d illustre famiglia napoletana, e nato verso il 1507. L'amicizia del Sannazzaro e di Francesco Poderico, di cui egli godette, lo stimolò insieme a coltivare con fervore gli studi, e gli agevolò la via a divenire in essi eccellente. Da essi animato, prese a scrivere in lingua italiana la Storia di quel regno, che se ne potea ancor dire