Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/338

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1^90 LIBRO nobili di quella città, fu da’ due sopraddetti.suoi dottissimi zii diligentemente istruito nella greca, nella latina e nella toscana letteratura, e quindi da Crisostomo nella filosofia e nella teologia. Frattanto Basilio passato a Roma, colà trasse anche il nipote, il quale, come passando da Firenze si strinse in amicizia con Pier Vettori, con Benedetto Varchi, con Lelio Torelli e con Gianfrancesco Lottini, così giunto a Roma si unì tosto col Caro, co’ due Manuzii, con Silvio Antoniano e con altri dottissimi uomini che ivi erano. La morte del Zanchi, avvenuta nel 1560, tolse al Maffei le speranze che in lui avea riposte; ed egli perciò, dopo aver servito in corte a qualche prelato, di che non si hanno più certe notizie, accettò volentieri l’onorevole invito che ricevette dalla Repubblica di Genova ad essere in questa città professor di eloquenza con ampio stipendio. Colà egli recossi al principio del 1563, e con qual plauso vi fosse accolto, e con quale ammirazione udito, raccogliesi da alcune lettere da lui medesimo scritte al Manuzio, e citate dall’ab. Serassi. La Repubblica ben conoscendo il raro merito del Maf.fei, l’onorò ancora della carica del suo segretario. Ma due anni appresso, rinunziando, alle speranze di sempre maggiori vantaggi che lo attendevano, e chiesto congedo dalla Repubblica, passò a Roma, e a’ 25 di agosto del 1565 entrò nella Compagnia di Gesù, e poco appresso fu destinato a succedere al Perpiniano nella cattedra d’eloquenza nel Collegio romano, nel qual impiego si esercitò egli con molta sua lode lo spazio di circa sei anni, c