Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/340

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14cp LIBRO j tre accennati libri pubblicati la prima volta in Bergamo nel 1747 > e tutto ciò che’egli ha scritto in latino, e che nell’accennata edizione è stato diligentemente raccolto, mancandovi sole tre lettere da lui scritte a Pietro Vettori (Epist. cl. Vir. ad P. Vict. t. 1, p. 133, 134, 136), che allora non erano ancor pubblicate, fra le quali una ve ne ha in cui loda altamente la traduzion di Sallustio fatta da Paolo Spinola figliuol di Jacopo nobile genovese, allora non ancor venuta alla luce, e che uscì poi alle stampe in Venezia nel 1564 Quale sia la purezza di lingua e l’eleganza di stile di cui egli usa, troppo è noto al mondo, perchè io mi trattenga a mostrarlo. Solo fra le molte onorevoli testimonianze che l’ab. Serassi ne ha diligentemente raccolte, accennerò quella del celebre Cardinal Guido Bentivoglio che visse qualche tempo nel Vaticano insieme con lui, e ne parla più volte con somma lode nelle sue Memorie paragonandone l’eleganza a quella de’ più famosi scrittori del secolo d’Augusto. Egli fu ancora felice scrittore nella lingua italiana, in cui abbiamo gli Annali di Gregorio XIII e le Vite de’ diciassette SS. Confessori, opere scritte con quella nitida semplicità che piace assai più di una ricercata eleganza. Gli Annali di Gregorio XIII, che dall'autore non aveano avuta l’ultima mano, furono consegnati a Paolo Teggia natio di Sassolo nel ducato di Modena, perchè gli ultimasse e li pubblicasse. Vivea questi in Roma, ove, dopo aver servito a diversi signori, dopo esser stato da Gregorio XIII inviato in suo nome al re di Portogallo, e dopo aver modestamente