Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/342

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1494 libro LXXIX. Anche l Inghilterra dovette la prima compita.Storia che di quell'isola venisse a luce, a un Italiano, cioè a Polidoro Vergilio da Urbino. di cui copiose notizie si hanno nel Dizionario del Bayle (art. Virgile Polydore). Ei fu inviato dal pontefice Alessandro VI col titolo di collettore apostolico in Inghilterra verso il principio del secolo; e una delle lettere del Sadoleto, scritta in nome di Leon X al re Arrigo VIII nel 1515 (Sadol. Epist. pontif'. p. 116, ec.), ci mostra che Polidoro avea in qualche cosa incorso lo sdegno di quel sovrano, cui perciò il pontefice cercò di placare. Avea egli frattanto già pubblicato il suo libro de Proverbii, per cui ebbe lunga disputa con Erasmo, e si difese assai bene, e mostrò grande onestà e rispetto del suo avversario (V. Erasm. Epist. t. 1, ep. 200, 577, 602, 665; t. 2, ep. 1176; App. ep. 326). Quest’opera, che ora non è molto cercata, il fece credere uom dotto; e il re Arrigo VII, poco dopo che Polidoro fu giunto in Inghilterra, gli comandò di scriver la Storia di quel regno, intorno alla quale ei si affaticò lungamente, e la diè finalmente in luce nel 1534 in Basilea. Io concederò di buon grado agli scrittori inglesi ch ella sia opera superficiale e piena di errori, e che lo stile ancora non sia molto elegante. Ma ciò che alcuni raccontano, ch’ei gittasse al fuoco le antiche Cronache, delle quali si era giovato, perchè, perdendosene la memoria, la sola sua Storia corresse per le mani de’ dotti, non vi sarà uom di buon senso che nol creda una favola. Oltre queste due opere, è nota quella ch' ei pubblicò De