Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/353

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TERZO 15ó5 e di contralti adulterati e supposti, fu per ordine del pontefice Gregorio XIII, tagliatagli prima la destra, pubblicamente decapitato, come narra l’Allacci (ad calc. Observat. in Antiquit. etrusr. Irighi rami). Mi sia qui lecito di fare una breve e non inutile digressione su uno degli scrittori citati dal Ciccarelli, il quale innanzi all' Istoria di Casa Monaldesca ce ne dà un lungo catalogo, composto parte di autori che veramente esistono, parte di finti e supposti. Tra essi ei nomina Fanusio Campano, la cui opera De familiis illustribus Itali ac ei dice ch era nella biblioteca del sig. Jacopo Buoncompagno; e aggiugne che l autore fiorì nell’an 1443 Quest'opera esiste veramente, e se ne conservano parecchi codici. Ecco ciò che ne scrive Lorenzo Pignoria in una lettera de’ 9 di novembre del 1609 a Paolo Gualdo (Leti,. if Uomini ili F en. 1744» P- 113, ec.): Fanusio Campano a che tempo vivesse, io non lo so. Uno assai antico, ch io vidi in Roma, era del Sig Alessandro l'assoni gentiluomo Modenese, e fu prima di F. Alfonso Giaccone, che lo ebbe da un tale Ciccarelli da Beva gnu Medico, che fu impiccato; era scritto in 4 ° in carta comune e carattere di qualche antichità. Il Duca di Sora ne ha un esemplare, che fu copiato da un altro del Si gonio, che non lo stimava poco. Il Principe di Massa ne ha una copia, della quale però io non so altro. Divide la sua opera in cinque libri; il primo de familiis Romanorum Illustrissimis; i tre seguenti sono de populis Illustrissimis Italiae, et de caeteris ejusdem familiis nobilissimi:»;