Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/369

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TERZO l5ai padre dovette applicarsi alle leggi; ma egli se ne annoiò, benchè in esse avesse avuta la laurea dottorale, e tutto si diede alla’ amena letteratura, come raccogliam da una lettera a lui scritta dal Doni (Doni, Lett. p. 32) nel 1543. Verso la fine dell’ anno stesso da Piacenza passò a Venezia, e il Doni, che avealo conosciuto in Piacenza e qui si era rimasto, scrivendogli il primo dì del 1544 gli dice: Tutto dì la brigata... strabilia a vedermi solo armeggiare per queste vie.... Eccene qualch uno che dice: il Domenichi, che ne? si studio, risponde la mia riverenzia, a Vinegia; et tornerà quando Dio vorrà, ec. (Dialoghi, p. 342, ed. Ven. 1562). Di questa sua partenza, e de’ viaggi diversi che fece, parla lo stesso Domenichi in un suo Dialogo colla Fortuna, nella quale scuopre egli pure il suo animo nulla meno interessato di quel del Doni, e il poco frutto che pareagli d’ aver finallora da’ suoi studi raccolto: Prima io ho dato opera agli studi delle buone Lettere con grandissima difficultà, quanto alcun altro del nostro tempo, et non altrimenti, che s’ io fossi stato sbandito, et scacciato fuor della patria mia, sono ito per lo mondo in grandissima povertà con pericoli et travaglii, et talhora con gravissime malattie (p. 345). Poco appresso soggiugne ch’ era stato cinque anni interi alla corte, cioè, come poscia spiega (p. 352), a quella del duca Cosimo, ov era tuttora. Questi Dialoghi furono stampati nel 1562, e perciò sembra che il Domenichi entrasse al servigio di Cosimo circa cinque anni innanzi.