Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/37

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


TERZO 1 I89 favolose, ch ei però il laees.se nel e nel 1545, raccogliesi e dalla battaglia di Serravalle seguita, mentr7egli trovavasi in quelle parti (Comment, p. 22), nel l O-i t; e dal cominciamento del concilio di I lento, «1 cui trovossi presente nel dicembre 1545 (ivi. p. 33). Picciola cosa è questo opuscolo, il qual pure a questo capo appartiene, e in cui parla principalmente delle famiglie e degli uomini illustri di ciascheduna città, ma spesso in modo ridicolo, e che pare anzi di uno scrittore del secolo XVII, come quando, parlando di Mode la, dice: ivi trovai Columbi trasformali in hi lamini, et huomini vidi col capo di bù. Vidi nel contado un Castello di vetro, per lo quale stretti parenti erano in aspra contenzione; pensate quel che avrebbono fatto, s' egli'fosse stato d oro o d argento; a spiegare i quai gerghi egli segna in margine: Casa Colombi: Casa Codebò: Castelvetro dei Rangoni (ivi, p. 19). In somigliante stile è scritto quasi tutto quel Commentario, al fin del quale si aggiugne: Catalogo dell Inventori delle cose, che si mangiano, et delle bevande, ch'oggi si usano, composto da M. Anonymo Cittadino d' Utopia, cioè dal medesimo Landi, opuscolo capriccioso anch esso. in cui finge per lo più a suo talento i nomi degl’ inventori. Da esso potrebbe raccogliersi che Ortensio fosse anche in Africa) perciocchè, parlando delle capre selvatiche, dice: N ho veduto in Africa grandi come Cavalli (ivi, p. 60). Ma forse così egli scrisse per ottener fede presso i lettori. Da' suoi Paradossi però abbiamo ch' egli fu in