Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/372

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l5a4 • LIBRO sapere, come un Lodovico Domenichi Piacentino è uno de grandissimi traditori, che va di per il mondo, et per quel ch io posso comprendere, teneva già mano con un fuori uscito o rebelle del Duca di Piacenza trattato contro sua Maestà; come per questa inclusa V. S. potrà immaginarsi, il qual rubelle doveva havere ottenuto grazia, se faceva qualche tradimento, come si può congetturare per questa lettera, la quale è scritta di mano del Secretario detto Anton Francesco Rinieri. Che questo Lodovico Domenichi sia nemico di Sua Maestà Cesarea, n apparisce un Sonetto (perche è Poeta) stampato, del quale io ne mando la copia, et che sia nemico di V. S. Illustrissima è chiarissimo (ancor ch una candela non può fare ombra al Sole) perchè ha fatto un altro Sonetto contro a Mantova, dove già dovette esserne cacciato per qualche sua bontà; ma più tosto credo, ch egli tenga odio particolare a V. S. perchè i suoi Ministri di Giustizia appiccarono a i merli di Pavia, dico del Castello, un fratello di questo Lodovico; però il mal huomo, cattiva lingua, et peggi or Jalti, tratta di tornare a Piacenza, dove io penso, che non ci sia bontà nessuna in lui, perchè la vigilia del Carnovale andò a Roma, et subito tornò. V. S. Illustrissima veggia queste cose, et le tacci seguendo l orme e i vestigii di questo tristo, acciò che non venisse in danno qualche cosa o in vitupero di Sua Maestà, o del suo stato. La prego bene a non li far dispiacere, et perdonarli, piuttosto scusandolo appassionato che maligno. V. S. Illustrissima l