Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/388

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iS.fo LIBRO poco essendosi finallora scritto su questo argomento, egli era costretto a seguire le tradizioni popolari, che appena mai vanno disgiunte da errori. L’altra accusa più grave, e da cui più difficil cosa è il purgarlo, si è quella di aver esaltati con ampii elogi i pittori ed altri artisti toscani, e di avere o passati sotto silenzio, o lodati più parcamente gli stranieri. Quindi è avvenuto che parecchi scrittori napoletani, bolognesi, veneziani e di altre città han pubblicate le Vite degli Artisti della lor patria per supplire all’ommission del Vasari. Nella prefazione dell’edizion romana dell’opera di cui parliamo, si dice che fu effetto dell'amor della patria, da cui era compreso il Vasari, l’occuparsi singolarmente nell’ illustrar la memoria degli artisti toscani, e che l'amor della patria non fu mai creduto vizioso. E veramente se il Vasari avesse preso soltanto a scriver le Vite dei’ suoi nazionali, niuno gliene potrebbe fare un rimprovero. Ma poichè egli volle scriver generalmente di tutti i professori dell'arte, pareva ch’egli dovesse, senza sminuir punto le glorie de suoi, rammentare ugualmente quelle degli stranieri. Oltre quest’opera, abbiam del Vasari un Trattato della Pittura, e i Ragionamenti sopra le invenzioni da lui dipinte in Firenze nel palazzo de’ Medici, e l’Apparato per le Nozze del principe D. Francesco. Egli morì nel 1574 e il corpo da Firenze ne fu trasportato ad Arezzo sua patria. XG. Dopo aver finor parlato degli scrittori di storia, ci rimane a dir di coloro che trattarono dell’arte di scrivere, e del metodo di