Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/398

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i55o libro e tutti i negozi in cui fu impiegato fin agli ultimi anni della sua vita, nei’ quali egli ritirossi a Ferrara, ove ancora morì nel 1(112 a’ 26 di febbraio. Molto meno debbo io trattenermi a farne l’apologia contro le accuse con le quali alcuni hanno cercato di oscurarne la gloria. Io dirò solo che se a giudicare del Possevino non si consulteranno già alcuni scrittori vissuti molti anni dopo, e ne’ quali agevolmente si scuopre lo spirito di partito che regge le loro penne, ma i monumenti di quell’età, e le autentiche testimonianze così de papi da’ quali fu adoperato, come de’ principi a’ quali fu da essi spedito, non si potrà a meno di non rimirare il Possevino come uno de’ più rari uomini di questo secolo, in cui la destrezza ed il senno si vide congiunto a una sincera pietà e a un fervente zelo per la Religione. Noi dobbiam qui solo considerare il Possevino come uom dotto, e accennare le opere da lui pubblicate. Esatto è il catalogo che ne è stato pubblicato appiè della Vita già mentovata, nè altro io trovo che aggiugnervi, che una lettera stampata di fresco (Anecd. rom. t 3, p. 421), e un’altra inserita tra quelle del cardinal Baronio (Card, Baronii Epist. et Opusc, t 3, p. 161) e alcune altre inedite a D. Ferrante II Gonzaga duca di Guastalla, che si conservano nel segreto archivio di Guastalla!, e delle quali io ho copia; e da una di esse raccogliesi ch’egli nel 1603 pensava a scrivere la Storia de Gonzaghi, ed è probabile che i materiali da lui raccolti, passando poi alle mani di Antonio il giovane