Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/51

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TERZO I203 perciò a ragione il marchese Maflei sospetta che quella pubblicata già in Anversa nel 1588 da Martino Smezio, la quale servì poscia di fondo a quella del Grutero, sia appunto la stessa che fu fatta già dal Panvinio, poichè lo Smezio era già stato con lui in Roma presso il Cardinal Rodolfo Pio; e che in tal maniera delle tante fatiche di questo immortale scrittore altri siasi usurpata tutta la gloria. Degno da leggersi è l’accennato tratto del marchese Maffei, ov egli valorosamente ribatte il Grutero che con intollerabil franchezza dà al Panvinio la taccia d’impostore e di falsario; e mostra quanto egli fosse e sincero e avveduto nel copiare e nel riferire le iscrizioni, e quanto scioccamente egli si apponga l’accusa di averne finte alcune che già leggevansi in altre più antiche raccolte, e quanto mal fondata parimente sia l’accusa che gli vien data di essersi lasciato sedurre dagli apocrifi storici di Annio da Viterbo, i quali anzi furon da lui con nuove ragioni, da niun altro addotte, mostrati supposti. Oltre le antichità romane, intorno alle quali in un luogo egli dice (praef. ad Tract, de ri tu scpcl.) di avere scritto fino a sessanta libri, volle il Panvinio illustrar quelle della sua patria, delle cui antichità, storia ed uomini illustri scrisse otto libri, stampati, ma assai scorrettamente, molti anni dappoichè egli fu morto; e il marchese Maffei osserva ch’ei fu un de’ primi a esaminare gli archivii, e che nella Cronaca di Verona fa uso di carte non mai finallor pubblicate. Egli scese ancora alle storie meno rimote, e oltre quella degl Impera dori romani e de' diversi Principi