Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/53

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


TFHZO i ao5 non fosscr essi al Baronio nella grand’ opera che poi intraprese. Il suo Ordine agostiniano non fu da lui dimenticato, e ne scrisse una Cronaca già da*uoi altrove accennata. Finalmente avea ei compilata una Biblioteca, ovvero una breve \ ita di tutti gli Storici latini e greci, ecclesiastici e profani, col giudizio de’ loro scritti. Una tal serie di tali opere può ben supplire a qualunque più luminoso elogio potessi io qui recare di questo sì valoroso scrittore. E moltissimi potrei io produrne, poichè non vi lia uomo mediocremente erudito che non rimiri il Panvinio come uno de’ primi padri e de’ primi ristoratori dell’antichità e della storia. L’autor della Vita di Ottavio Pantagato, di cui diremo tra poco, ha voluto gittar qualche sospetto sulla sincerità del Panvinio, accennando l’opinione d’alcuni, che si fosse giovato delle Memorie dal Pantagato stesso raccolte. Ma il sopraccitato P. Lagomarsini ha abbastanza mostrata l’insussistenza e binverisimiglianza di questa accusa data al Panvinio (/. dtp. 35«)). Così avesse egli avuta la sorte o di poter dare l’ultima mano alle sue opere, o di trovar alcuno che poscia le raccogliesse, e riunendole insieme ne facesse dono al pubblico. Ma l’insaziabile avidità di apprendere cose nuove, e la troppo immatura morte, da cui fu preso, non permise al Panvinio nè di rendere perfette quelle opere che diè in luce egli stesso, nè di finir le altre moltissime che avea cominciato. L’Argelati avea formato il disegno di riunire tutte in un corpo sì le già pubblicate, come le inedite che gli avvenisse di trovare, e di farne una compita