Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/54

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I 206 LIBRO edizione. Ma egli pure ne fu dalla morte impedito. s¡_ XLI. Nello stesso campo e quasi al tempo medesimo entrò Carlo Sigonio, amico insieme ed emulo del Panvinio, e, benchè per via alquanto diversa, giunse al termin medesimo, anzi, a mio parere, si. avanzò più oltre di molto. Il Panvinio si mise in quella carriera in età ancor tenera; e il suo vivace talento e l’ ardor giovanile gli fece abbracciare insieme mille oggetti diversi. In ogni sua opera egli sparge raggi di luce, confuta errori, scuopre nuovi paesi, addita gli scogli che si hanno a fuggire; ma l'impazienza d’inoltrarsi non gli permette di penetrar bene addentro in quei’ regni medesimi ch’ egli ha scoperti, e di esaminarne minutamente ogni parte; oltrechè, la morte immatura il privò de’ vantaggi che da un più lungo studio e dall’età più matura avrebbe raccolti. Il Sigonio al contrario, accintosi a scrivere in età più matura, e dotato d’ingegno forse meno vivace, ma più profondo, ovunque mette la mano, non la ritira, se non dopo aver condotto il lavoro alla sua perfezione; e se pone il piede in paese non ancor conosciuto, non vi ha quasi angolo che diligentemente non ne ricerchi. Quindi avviene che le opere di esso son più finite e più esatte che quelle del giovane Panvinio, ci danno una chiara idea degli oggetti che in esse rischiaransi, e si leggono ancor con piacere per l’eleganza e per la chiarezza da cui sono distesi. Di questo grand’ uomo ha scritta diffusamente la Vita chi piò d’ogni altro poteva conoscerne il