Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/58

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1210 LIBItO venit, quo te in loco tua virtus, quanta omnium c.cpeclattone constitucrit. Niìùl mediocre praestandum est; nec ut cum aliis, quibas et jam doctrina industriaque tua antecelluisse omnes judicanta, sed ut recum ipse certes. E con somiglianti espressioni piene di ammirazione e di lode parlò più altre volte del Sigonio nelle sue Lettere lo stesso Manuzio (L 2, cp. ep. 12). Poco tempo appresso però cercò il Sigonio di esser chiamato a Bologna; e vi passò nel 1563. Il Muratori non ha potuto scoprire l’origine del disgusto che provò il Sigonio di quel soggiorno, e ha saggiamente congeli orato che nascesse dalle contese avute col Robortello, uom torbido e sedizioso, e dall’incontro che ebbe, non si sa come, con un di Rovigo, da cui riportò una ferita in volto. Alcune lettere del Falloppio, pubblicate di fresco dal ch. sig. conte Giovanni Fantuzzi dopo la Vita dell’Aldrovandi, ci danno qualche più chiara idea di questo fatto; ed essi sono al Sigonio sì onorevoli, che’ io non posso qui omettere di recarne almeno qualche parte. Poi prego quella, scriv egli da Padova a’ 24 di ottobre del 1561 all’Aldrovandini in Bologna (Vita di Ul. Aldr. p. 203), che ajuti un poco caldamente questo negozio, che l’Eccellentissimo Si gotte vanghi a leggere costì, perchè egli vi verrà, quest' anno, et adesso adesso bisognando, et volentieri, et certo che questi Signori non sono per ritrovar un pari suo in Italia, nè vi è poi uomo, che tanto desideri d esser loro se nitore, come il Sig. Si gotte, il quale sempre ha amata questa Illustrissima Città, nella quale fe gli suoi primi anni in istudio. Et quantunque g/i