Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/60

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1212 Liuno mila scudi. La cosa però non ebbe effetto che nel novembre del 1563. Bologna fu d’indi in poi l’ordinaria stanza del Sigonio, il quale fu ivi carissimo al Cardinal Paleotti, e fu uno di que' che intervenivano alle letterarie adunanze che presso lui si sollevano tenere, delle quali si è detto a suo luogo. E si rendette egli sì caro a quella città, che oltre il privilegio concedutogli della cittadinanza (A li dosi, Dott. forest, p. 18), nel 1577 gli fu accresciuto lo stipendio fino a 600 scudi d’ oro, con patto però, che non accettasse qualunque altro invito gli venisse altronde. Così scrive Giovanni Bissonerio al Mureto in una lettera da Bologna a’ 30 di dicembre del detto anno (Miscell. Coll. rom. t. 2. p. 506, ec)) ed aggiugne che egli crede che il Sigonio sarà fedele al contratto, sì perchè, dic egli, non è avido di altri inviti, sì perchè, per parlare sinceramente, egli è più opportuno a scrivere che ad insegnare. Coile quali parole il Bissonerio vuole indicare per avventura che il Sigonio non fosse dalla cattedra sì eloquente e sì chiaro, come mostrossi nelle sue opere. E fu veramente il Sigonio osservatore fedele della parola data. Perciocchè l’anno seguente 1578, venuto in Italia un cortigiano del re Stefano di Polonia per condurre in quel regno con vantaggiosissime condizioni qualche professore italiano, e richiesto nominatamente il Sigonio, questi se ne scusò. Nell’anno stesso fece il viaggio di Roma, e vi ricevette dal santo pontefice Pio V e da altri ragguardevoli personaggi distinti onori: So che avrete inteso, scrive egli stesso da Bologna a’ 10 di novembre