Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/67

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TERZO I a 19 non volendo che si ponesse il suo nome innanzi alle dottissime annotazioni ed aggiunte con cui illustrò i libri del Sigonio sulle antichità greche e spartane. Dopo la suddetta edizione io non so che altra cosa del Sigonio sia stata data alla luce, fuorchè tre Lettere italiane al Mureto (Miscell. Coll. rom. t. 1, p. 437), una allo Speroni (Speroni, Op. t. 5, p. 375), e due al Baronio. XIV. Ho accennato nel parlar del Sigonio le contese che’ egli sostenne col Bendinelli, col Riccoboni, col Grucchio e col Robortello. Ma queste ultime non si debbono solo accennare e pe’ libri a cui diedero occasione, e per le circostanze che accompagnaronle, vogliono essere più attentamente esaminate } e molto più, che non è sì agevole fra il caldo dei contrarj partiti discernere il vero; e veggiamo in fatti che il Muratori ci rappresenta il Sigonio come uomo ingiustamente oppresso e calunniato dal Robortello: al contrario il sig. Giangiuseppe Liruti, che ci ha data una diffusa ed esatta Vita del Robortello (De Letter. del Friuli, t. 2, p. 413, ec.), tutta l’odiosità di questa contesa getta sopra il Sigonio. Io mi sforzerò di scrivere imparzialmente. Ma prima di parlare della contesa, conviene far conoscere il nimico con cui il Sigonio azzuffossi, il quale anche senza ciò ha diritto ad aver luogo in questo medesimo capo. Udine fu la patria del Robortello, che ivi nacque a’ 9 di settembre del i5i(i da Andrea Robortello nobile di quella città e notaio. L’ università di Bologna fu quella che lo ebbe ad allievo sotto la disciplina del