Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/68

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1230 LIBRO celebre Romolo Amaseo. Circa il 1538 di discepolo si fece maestro, e lo Studio di Lucca prima di ogni altro lo udì spiegar dalla cattedra i precetti dell' eloquenza. Cinque anni appresso da Lucca passò a Pisa, e il Sigonio gli appone che’ egli ne fosse pubblicamente cacciato, per aver procurata col veleno la morte a un certo Pietro Vicentino (Disput. patav. 2). Ma, a dir vero, il sig. Liruti ha in ciò difeso il Robortello assai bravamente, producendo oltre altre ragioni l autentico documento con cui a1 i(i di ottobre del 1543 il Senato di Lucca gli concede onore onorevole congedo, e gli permette di andarsene a Pisa, ov era invitato. Lo stesso scrittore produce gli elogi fatti da molti al Robortello, mentre leggeva in quelle due università, ne’ quali parlano! di lui con molta lode. Ma a non dissimular nulla, fuvvi ancora chi ne parlò con disprezzo. Tra le lettere scritte a Pietro Vettori due ve ne ha di Francesco Spino, amendue scritte da Pisa, la prima a’ 4 la seconda a’ 10 di novembre del 1545. Dalla prima raccogliesi che non era grande il concetto di cui egli ivi godeva: Robortellus autem tuus legit Aristotelem de Poetica, quem ego quidem nondum audivi; in ea vero apud eruditos est opinione, ut adfirment hac in re, sicut in aliis omnibus, ita enim ajunt,, plurimun sibi adrogare (F.pìst. ad P. Victor, t 1, p. 44)• Nella seconda, dopo averlo già udito, così scrive lo Spino: Itaque statim percepi, operam me lusurum potius, si ejus lectionibus interfuissem, quam ullam ex eis utilitatem me elicere posse (ib. p. 4>3)• A questo disprezzo