Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/73

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TERZO 1325 ingiuriosi. Io nondimeno avendo letti e così staccati; e anche nel loro contesto, i passi medesimi, non vi so riconoscere quell’ asprezza ch’egli vi trova, e che possa giustificare il furore con cui il Robortello si volse contro il Sigonio. Egli l anno seguente scrisse contro il Sigonio una lettera assai risentita, come la chiama il Robortello medesimo nella prefazione alle tre operette, delle quali tra poco diremo e la premise a una nuova edizione che fece de Fasti consolari, pubblicati già dal Sigonio, ma omettendo le giunte che ad esse avea fatte il Sigonio medesimo, e accennando che questi avea in esse commessi non pochi falli, ch’ ei riserbavasi ad additare a’ suoi scolari a viva voce. Di questa lettera e di questa nuova edizione de’ Fasti, di cui come di cosa venuta a luce ragionano e il Robortello e il Sigonio, confessa il Liruti di non aver mai veduta copia, e a me ancora non è avvenuto di trovarne indicio alcuno. E forse ella fu poscia soppressa in modo che più non ne apparisse esemplare. Quindi non avendo noi soli’ occhio la detta lettera, non possiamo giudicare qual ella fosse. Ma poichè il Robortello stesso confessa di aver con quella non leggermente punto il Sigonio, possiamo a ragione inferirne ch’ella fosse risentita e mordace al sommo. Nondimeno il Sigonio non le fece risposta 5 e il sig. Liruti, che vuol sostenere ch’ egli attaccò di nuovo il Robortello, non può recare altra pruova, se non che nell’an 1556 ei pubblicò di nuovo più corretti ed accresciuti i suoi Comenti su’ Fasti, e vi aggiunse una nuova edizione del suo Tirabcschi, Voi XII. 5