Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/74

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I 226 LIBUO libro de’ Nomi. Ma in questa ristampa aggiunse forse il Sigonio altre cose in disprezzo del Robortello? Ribattè forse aspramente ciò che questi avea scritto contro di lui? Lo stesso signor Liruti non può affermarlo. Come dunque potè egli dire che il Sigonio di nuovo attaccasse il Robortello, e che questi perciò non si potesse più contenere entro i limiti di quella moderazione che avea usato la prima volta? Una sola ristampa potè dunque accender lo sdegno del Robortello? Questi nell’an 1557 pubblicò le tre operette: De convenientia supputationis Livi arnie cum marmoribus, quae in Capitolio sunt: De arte sive ratione corrigendi vete res Auctores: Emendationum Libri duo. Nelle quali altro non fa il Robortello che impugnare e mordere il Sigonio e le opere da lui finallor pubblicate. Due cose oppone qui il Liruti al Sigonio j cioè in primo luogo ch’ egli furtivamente si procacciasse i fogli del libro del Robortello, di mano in mano che si andavano stampando, il che è verissimo; e che quindi si vantasse falsamente di avergli risposto in un mese. Ma l arte usata dal Sigonio per aver prontamente quei’ fogli non gli si può imputare a delitto, e dee aversi in quel conto medesimo in cui si hanno i militari stratagemmi. Che poi il Sigonio gli rispondesse in un mese, è cosa di cui niun’ altra e più certa j perciocché le stesse lettere dal sig. Liruti prodotte dimostrano, che a 28 di luglio dell’anno stesso avea di fresco ricevuti quei’ fogli, e che a 7 di settembre si cominciò la stampa della risposta, se pure il sig. Liruti non ci vuol muover guerra