Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/75

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TERZO 1227 su pochi giorni oltre ad un mese, che in quello spazio di tempo comprendonsi. L’altro rimprovero ch’ ei fa al Sigonio, si è che nella risposta, cioè ne’ due libri dell’Emendazioni, non tenesse,misura alcuna, ma si scagliasse furiosamente contro il Robortello, di cui dice solo che non usò tutta quella moderazione in difendersi, che ad un uomo onesto conveniva. Veggiam di grazia alcune delle leggiadre espressioni del Robortello, per conoscere se sì poco reo egli fosse: Sigonius ut est imperitus, nulloque judicio praeditas... Videsne, o Sigoni, verum esse, quod toties dixi, te nullo judicio in litteris esse praeditum?... Sigonius corrumpit locum hunc... Miror Sigonium tam nullo judicio esse praeditum. Queste ed altre somiglianti espressioni si’incontrano nel breve opuscolo De Convenientia Supputationis Livianae; e ugualmente graziose sono quelle ch’ egli usò nelle altre due opere, e nell’ ultima singolarmente ch è la più voluminosa. Io confesso che nulla più moderato fu nella sua risposta il Sigonio. Ma qui finalmente egli al certo fu il provocato; nè mai usato avea in addietro contro del Robortello di quello stile di cui questi cominciò ad usare contro di lui. Le opere da me accennate son nelle mani di tutti; ognuno può leggerle e giudicare s’io dica il vero. Questa contesa, che sembrava doversi sempre più inasprire, fu sopita nel 1561 per opera del Cardinal Seripando che, trovandosi in Bologna, riunì in amicizia tra loro il Robortello e il Sigonio, e anche il Manuzio che dal primo era stato assai malmenato. Ma la riconciliazione fu