Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/77

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TERZO *239 v’era chi non vedesse ch’ei prendeva-di mira, benchè senza nominarlo, il Sigonio, che l’anno precedente stampato avea il suo libro De Dialogo: Rispose con un'altra cedola il Sigonio, replicò il Robortello; contrarispose il Sigonio (V. Si goti. Op. t. 6, p. 326, 341, ec.), e tacendo il Robortello, il Sigonio che a ciò era stato sfidato. produsse le onorevoli testimonianze con cui diversi uomini dottissimi aveano scritto in sua lode, e quelle poco onorevoli con cui altri aveano parlato del Robortello. Quindi lo assalì direttamente pubblicando in diverse riprese di tre giorni in tre giorni il primo libro della sua opera intitolala Disputatìones patavinne, nella quale combatte gli errori dal Robortello commessi ne’ suoi libri De vita et victu Populi romani. L'opera è certamente scritta con molta asprezza; ma finalmente il Sigonio non parla che del sapere e degli studi del Robortello, e nol taccia d’ignoranza e di presunzione. Questi al contrario volendo rispondere al Sigonio, pubblicò sotto il nome di Costanzo Carisio il libro intitolato Ephemerides patavinae., in cui non pago d’inveire contro al suo avversario in ciò che appartiene a lettere, villanamente e calunniosamente lo morde e riguardo alla nascita e riguardo a difetti del corpo e riguardo a’ costumi, cosa di cui il Sigonio non aveagli mai dato esempio. Ma il Robortello ebbe a pentirsi di avere in tal modo soffocato il suo sdegno; perciocchè il Sigonio col secondo libro delle sue Disputazioni tal gli fece risposta, che la più sanguinosa e la più eloquente filippica, dopo quelle di Cicerone, non si è mai forse veduta.