Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/78

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I23o * LIBRO Errò, è vero, il Sigonio, lasciandosi così trasportare, e errò ancora più gravemente, se è vero, come sembra, che opponesse al Robortello delitti non mai commessi. Ma finalmente, se può esser degno di scusa un tale errore, essa si dee conceder a quel del Sigonio, che non attaccò personalmente il Robortello, se non quando personalmente fu attaccato. Amendue queste opere furono per pubblico ordine tosto soppresse; e pare che ad amendue venisse imposto silenzio; poichè, dopo questo secondo libro, e l’uno e l’altro si tacquero. Tal fu ’esito di questa fiera ed ostinata contesa: e la sincera relazion che io ne ho fatta, basta a far conoscere chi fosse in essa l’assalitore e il più degno di biasimo. Benchè anche lasciando ciò in disparte, si leggan le opere del Sigonio e del Robortello, che non appartengono a tal contesa, che sono scritte ad animo tranquillo e placato; e si vedrà quanto fosse modesto il primo, cauto e riserbato nello scrivere, e pien di rispetto per gli uomini dotti; quanto altiero il secondo, e quanto facile a disprezzare gli altri. Lo stesso sig. Liruti, che fa ogni sforzo per difendere da questa taccia il Robortello, ce ne dà egli stesso in più occasioni le pruove. Al contrario, a provar che il Sigonio era uom superbo, e che molto presumeva del suo sapere, non può produrre che alcune lettere confidenziali scritte al Panvinio suo amicissimo, nelle quali loda le sue opere: lettere che non erano destinate alla pubblica luce, cui non hanno in fatti veduta che pochi anni addietro, e nelle quali si può perdonare, a chi