Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/79

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TERZO 1a3I scrive a un amico, qualche espressione che mal converrebbe a un libro che dovesse venire in pubblico. Per ciò che appartien finalmente al merito della causa, io non credo che faccia d’ uopo di gran parole per dimostrare, quanto superiore fosse il Sigonio al suo avversario. Era il Robortello uomo d' erudizione e d ingegno, e in alcune cose ei può aver colto in fallo il suo emulo, ma in confronto al Sigonio è un fanciullo al par di un gigante. Il tempo intorno a ciò ha deciso troppo chiaramente, perchè sia necessario il mostrarlo. Le opere del Robortello raro è che servano ora ad uso de’ dotti. Quelle del Sigonio si annoveran tuttora tra le più vantaggiose agli amatori dell' antichità e della storia. XVI. Or da questi primarii illustratori delle antichità, passando a coloro che qualche parte particolare presero a rischiararne, diamo principio dagli scrittori della mitologia, e di tutto ciò che appartiene al culto delle divinità favolose. L'opera del Boccaccio, da noi mentovata a suo luogo, era la miglior cosa che in questo genere fino a que tempi si fosse veduta. Ma che poteva allora farsi che fosse pregevole, mentre sì poco si conoscevano i monumenti dai’ quali raccoglier doveansi le più accertate notizie?. Il primo a porre la mano a sì difficil lavoro fu Giglio Gregorio Giraldi ferrarese, uno de’ più dotti uomini di questo secolo, di cui di fresco ha scritta la Vita il sig. Giannandrea Berotti (Mem. de Letter. ferrar, t. 1, p. 256), dalla quale trarremo le principali notizie, aggiugnendo ancor qualche cosa da lui forse non osservata.