Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 3, Classici italiani, 1824, XII.djvu/83

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TERZO 1235 rie multo gravius atteratur. Atque id feci libentius, quod Lilium ab ineunte aetate semper impense amaverim, et in eum omnia contulerim officia. Sed nescio quo modo, postquam at riunì illud X'irces adiit, alios induit mores, et a se prorsus descivit. Quare periculum est, ne cla~ memus in portu Turonaeo, atque ille obturatis auribus apud suas Sirenas potius, quam apud optimun Principem et cupidissimun amicum velit acquiescere. A’dolori da cui cominciò in Roma ad essere molestato, si aggiunsero le sventure del sacco dato a quella città nel 1527. L’infelice Giraldi fu in quella occasione spogliato d’ogni suo avere, e, ciò che sommamente gli spiacque, de’ suoi libri medesimi. A rendere maggiori le sue sventure si aggiunse la morte del Cardinal Rangone, seguita nell'anno medesimo; ed egli trovandosi senza protettore e senza denari, sen venne fra mille disagi a Bologna, ove sperava di trovar favorevole accoglimento presso al legato. Ma deluse le sue speranze (Carm, de Dirept Urbis Op. t. 2, p. 914)» ritirossi alla Mirandola, ove Gianfrancesco Pico amorevolmente il ricevette, e diede opportuno sollievo alle passate sciagure. Ma altre disgrazie ivi lo attendevano. Barbaramente trucidato il suo protettore nel 1533, il Giraldi ebbe in quell occasione a soffrire più ancora che nel sacco di Roma; e salvata a grande stento la vita, si rifugiò in Ferrara. L’amicizia di Giovanni Manardi e di Celio Calcagnini, e la protezione di cui l’onoravano la duchessa Renata ed altri principi della corte, e il favore di altri nobili ferraresi lo sollevarono