Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VII, parte 4, Classici italiani, 1824, XIII.djvu/89

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T. TEnzo ao5i I ^clie il celebre Cardinal Egidio da Viterbo, I jj cui sarà luogo migliore a trattare, ove parÌ Inerii degli oratori di questo secolo, è posto dal Giraldi nel numero degli eleganti poeti. Quindi, dopo una non breve digressione sui p,ù illustri poeti italiani al tempo stesso vissuti, ritorna a’ latini, e dopo aver fatti i dovuti elogi di Scipione Capece e di Antonio Paleario, de quali favelleremo tra gli scrittori di poemi filosofici, parecchi altri ne nomina (p. 5^2) clic noi si accennan brevemente. Essi sono Pietro Mirteo udinese, uomo di vivace e facile ingegno, ma di guasti costumi, e ch eccitò J contro se stesso lo sdegno del dolce Flaminio, a cui spacciandosi stretto di parentela, andava qua e là ingannando non pochi, che niuna cosa ricusavano a un tal nome, di che può vedersi il ch. signor Liruti che ne ragiona più a lungo (Notizie de’Letter. del Friuli, t 2, p. 127); Pietro Angelio da Barga, di cui diremo più sotto; Giano o Giovanni, e Cosimo Anicj fratelli, de quali io non mi arresto a parlare, poichè già ne ha ragionato con molta esattezza il conte Mazzucchelli (l. c. t. 1, par. 2, p. 799, ec.) (a); quel Cataldo siciliano, di cui altrove abbiam favellato (t.6,par. 3); Jacopo Lebezio, cioè Lavezzuoli ferrarese, canonico regolare della Congregazione di S. Salvadore, di cui molte poesie latine si hanno alle stampe la) Dopo il co. Mazzucchelii, anche più esattamente lia trattalo de’ due Anicii il I*. (l'Afflitto (Mem. degli Senti, nap. t. i, p. 364, ec-)• Tiraboschi, Voi. XIII. 6