Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VIII, parte 1, Classici italiani, 1824, XIV.djvu/246

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a34 LIBRO opere che se ne hanno alle slampe, sono o di argomento medico, o intorno alla pietra filosofica, con cui egli cercava , non già col valersene, ma col persuaderne altrui l’esistenza, di cercar pascolo alla sua fame. Il co. Mazzucchelli, che diligentemente racconta le diverse vicende di questo impostore, ci dà anche il catalogo delle opere da lui divolgate (Scritt. ital t. 2, par. 3, p. 1790, ec.). Questi dunque appena può a questo luogo essere rammentato. Con più ragione deesi qui ragionare di Lucilio Vanini, il quale è il solo Italiano del secolo XVII che co’ suoi libri cercasse di diffondere le sue ree opinioni. Giammaurizio Schrammio e Davide Durand ne hanno scritta ampiamente la Vita; e dopo essi ne hanno pure trattato a lungo il P. Niceron (Mém, des Homm. ill t. 26, p. 371, ec.) e il Bruckero (Hist. crit. Phil t. 5, p. 670) e più altri scrittori, talchè non fa d’uopo ch’io molto m’affatichi nel ricercarne. Taurosano nel regno di Napoli e in Terra d’Otranto fu la patria del Vanini. che ivi nacque circa il 1585, e che detto al battesimo Lucilio , cambiò poscia questo nome in quello di Giulio Cesare. Roma, Napoli e Padova furono le città nelle quali egli attese alle scienze, e la filosofia, la medicina, l’astronomia, la legge, la teologia ne formarono successivamente l’occupazione. Per sua sventura avvenutosi nelle opere del Cardano e del Pomponazzi ne fu rapito, e più gli piacquero quelle nelle quali essi più delirarono. Così imbevuto de’ loro sogni, dopo esser ritornato alla patria, ed avere ivi fatto breve soggiorno, si diè a viaggiare, e