Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VIII, parte 1, Classici italiani, 1824, XIV.djvu/300

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288 LIBRO tante scoperte che tanto hanno illustrata la filosofia; e lo stesso dee dirsi di ciò ch’egli scrisse intorno alle meteore e all’aurora boreale e alla cagione de’ venti. XVI. Se nell’astronomia fu il Galileo lo scopritore, per così dire, di un mondo nuovo, nella meccanica ei fu il creatore di una nuova scienza; e molto più in ciò ammirabile, perchè delle celesti scoperte ei fu debitore alla felice invenzione de’ suoi telescopii dei principii della meccanica e delle conseguenze che ne dedusse, ei fu debitore soltanto al profondo suo ingegno. I suoi Dialoghi intorno alla nuova Scienza, dice f ab. Andres (L cit. p. 39), della cui testimonianza io spesso e volentieri mi vaglio, perchè non essendo egli italiano, essa non può credersi dettata da adulazione, formano l’epoca della vera e nuova Filosofia. Lasciando stare la giusta definizione del moto equabile, e i principii eli1 ei giustamente ne stabilì, fu egli il primo a mostrare falso l’assioma di Aristotele, seguito poscia dell1 immensa turba de’ suoi seguaci , che i gravi accelerano la lor caduta a proporzione del loro peso, e ardì di affermare che una paglia, a cagion d’esempio, e un pezzo di piombo nel voto caderebbero con uguale velocità; e la macchina pneumatica poscia trovata fece conoscere quanto vero fosse il raziocinio del Galileo. Egli impugnò parimente l’altro assioma d1 Aristotile, che le velocità dello stesso mobile, che cade per diversi mezzi, hanno tra loro la proporzione contraria della densità* de’ mezzi medesimi; e fissò le proporzioni clic hanno le velocità de1 simili, o de1 dissimili in