Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VIII, parte 1, Classici italiani, 1824, XIV.djvu/301

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SECONDO 28l) un mezzo medesimo, o in diversi mezzi. A lui si dee la tanto famosa legge dell’accelerazione de’ gravi (a). La discesa de’ gravi, pe’ piani inclinati fu da lui ridotta a certe e determinate leggi La ballistica ancora, ossia il moto dei proietti, fu da lui prima d’ogni altro esattamente spiegata; perciocchè tutti vedevano che i gravi spinti orizzontalmente descrivevano una linea curva; ma egli innanzi a tutti definì la natura di questa curva, mostrando ch’ella era una parabola, e determinando qual sia l’impeto di un grave spinto in tal modo in qualunque punto della parabola j aprendo con ciò la via a tanti moderni autori che, seguendo le vestigia del Galileo, hanno egregiamente illustrato questo argomento. Nelle riflessioni da lui aggiunte all’opera del Commandino sul centro di gravità, molti lumi egli sparse»su questa materia ancora, ed ei pensava di scriverne poscia più ampiamente. Ma avendo veduto il libro che su questo argomento pubblicò nel 1603 Luca Valerio professore di matematica in Roma , autore ancora di un eccellente trattato sulla quadratura della parabola , e lodato con breve elogio dall’Eritreo (Pinacoth. pars 1, p. 236), ei ne depose il pensiero, e ci privò in tal modo del frutto delle sue ingegnose ricerche. Della dottrina innoltre de’ pendoli fu egli il primo ritrovatorej e fu questo (ti) E degno di esser letto ciò che a difesa della dimostrazione ilei Galileo intorno all’accelerazione de* gravi ha scritto il eh. sig. don Giovanni Audres (Racc. ferrar. d’Opusc. t. 1, p. 44). TlRÀBOSCHl, Voi XIV. f9