Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VIII, parte 2, Classici italiani, 1824, XV.djvu/128

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65 2 li ii it u grazia singolare l’averne una copia di questi stampati in Roma dal Gran Duca Ferdinando. Il Cardinal Giorgio Cornaro successore del Barbarigo ne imitò ancora gli esempi, e ue pi omosse i disegni riguardo a questi studi; e frutto delle sollecitudini di questi due cardinali fu la bella edizione dell’Arcolano in lingua arabica con traduzione latina, e colla dotta confutazione del P. Lodovico Marracci della Congregazione della Madre di Dio da quella stamperia uscita nel 1698. Ma i lor disegni ancora non ebber la sorte di esser poscia avvivati e promossi, come essi avrebber bramato. _ fv- IV. Benchè i gran duchi di Toscana di questo Coltivatori O 11 ■ • J- ^ a. uie »tu- secolo non fosser tanto solleciti di questo studio, quanto Ferdinando I, non trascuraron per modo, che ad esso ancora non rivolgesser talvolta il pensiero. Ferdinando II e il principe Leopoldo fecer venire a Firenze quell’Abramo Echellense da noi nominato poc’anzi, acciocchè esaminasse i codici orientali che erano nel palazzo de’ Pitti (Bianchini, Ragionam, p. io’ j) (u), e poscia il gran duca Cos’uno III trasse a Firenze il celebre P. Pietro Benedetti di nazion maronita: Un regalo, scrivea nel 1698 il conte Magalotti al priore del Bene (Magai. Leti, fami gl. t. 2, p. 141), pel mio Sig. Priore, e regalo non piccolo; ma ci vuole un po’ di mancia. Il regalo è tutta l amicizia e la confidenza del P. Benedetti Maronita onorato dal Gran la) Questi codici orientali sono stati essi ancora per contando del gran duca poi iniperadore Pietro Leopoldo titilli alla LaiuciiZiuna.