Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VIII, parte 2, Classici italiani, 1824, XV.djvu/223

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TERZO 747 Capo IV. Poesia latina. I. Quell1 infelice c pessimo gusto clic sì mi- u l‘atti„ seraroente infettò la poesia italiana del seco- gunoH*i>»rlo xvii , si sparse ugualmente sulla latina. 11. Lri ma tori del secolo precedente parvero voti e freddi, e si credette che a render perfetta la poesia italiana convenisse avvivarla con ingegnosi raffinamenti e con ardite metafore, e perciò la più parte de’ nostri poeti si diè a seguire il Marini, e a battere la nuova via seguita poscia da tanti. Alla stessa maniera la poesie latine del Flaminio, del Navagero , del Castiglione, del Bembo e di tanti valorosi poeti del secolo xvi parver languire troppo, e si giudicò che ne fosse in colpa l’aver essi voluto imitare Catullo, Tibullo, Virgilio j e clic fossero migliori guide Marziale, Lucano, Claudiano. Le acutezze del primo, benchè spesso freddissime e contrarie al senso comune, e la gonfiezza de’ due secondi parvero a molti migliori, che la schietta e semplice eleganza e la non affettata maestà de’ poeti del secolo d’Augusto. Anzi il Ciampoli, uno de’ più arditi novatori nello stile e nel gusto, parlava con alto disprezzo, come narrasi dall7 Eritreo (Pinacoht. pars 2 , n 19), di tutti gli antichi poeti, non eccettuandone forse che il solo Claudiano, a cui di fatto egli studiavasi di rassomigliare. Quindi ne venne quella sì gran copia di insulsi e scipiti epigrammi, ne’ quali tutto lo sforzo dell7 ingegnoso poeta