Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VIII, parte 2, Classici italiani, 1824, XV.djvu/252

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77^ LIBRO egli poi in Italia, c il detto scrittore racconta (Pinacoth. pars 1 , p. 43 , ec.) che, quando egli saliva in pergamo, accorreva in folla tutta Roma ad udirlo, e che veniva ascoltato con silenzio e con ammirazione grandissima da giovani principalmente, a’ quali egli piaceva per l1 arditezza delle metafore e de’ pensieri, co’ quali volendo mostrarsi ingegnoso, pareva che talvolta s1 accostasse a’ confini dell’eresia , benchè poscia cercasse di ridurre al senso cattolico le sue espressioni. Egli aggiunge che i dotti disapprovavano altamente quel metodo di predicare , e che ciò non ostante non si scemava punto l’affollato concorso j ma che quando egli pubblicò le sue prediche, l’applauso fu molto minore, il che pure avvenne delle altre opere date in luce dal Ricciardi, che morì, essendo maestro del sacro palazzo , nel 1639() in età di cinquantaquattro anni (Script. Ord. Praed. t. 2 , p. 503, ec.). Lo stesso dice il medesimo Eritreo (l. cit. p. 135, ec.) essere avvenuto a F. Girolamo da Narni Cappuccino, che fu per più anni predicatore del palazzo apostolico ai tempi di Urbano VIII, le cui prediche, quando vennero al pubblico nel 1632, non parver degne di quell’altissimo applauso di’ egli nel dirle avea riscosso, e che si conobbe che esso era in gran parte dovuto alla viva voce e all1 estcrior talento dell1 oratore. Esse però ebber f onorc di esser tradotte in francese (V. Zeno, Note al Fontan. t. 1, p. 146), il che ci mostra che non eran poi allora i Francesi cotanto lontani dal gusto italiano, che le prediche de’ nostri oratori non fossero anche tra essi accolte con plauso.