Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VIII, parte 2, Classici italiani, 1824, XV.djvu/253

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


tf.hzo 777 X. Non mi tratterrò io dunque ad annoverare i sacri oratori di questo secolo, di cui abbiamo alle stampe Quaresimali, Sermoni, Panegirici, o altri somiglianti ragionamenti, de’ quali è grande il numero, ma-sì picciolo il pregio, che meglio è lasciarne andare in dimenticanza la memoria e il nome. Io nominerò un solo che appartiene con più ragione al secolo xvi, che al XVII, benchè solo in questo ne fossero pubblicati i molti tomi che ne abbiamo di Prediche. Ei fu il P. Giulio Mazzarini della Compagnia di Gesù, di patria palermitano, e zio del celebre Cardinal Mazzarini, il quale dopo avere in molte città d’Italia predicato con sommo applauso, e in Bologna singolarmente, ove nel tempio di S. Petronio si fece udire per sedici anni, in questa città medesima a’ 22 di dicembre del 1622, in età di settantotto anni, finì di vivere (Mongit. Bibl. sicula., t. 1, p. ec.). Lo stile del Mazzarini, e il metodo ch’ei tien nelle prediche, è conforme a quello che usavasi nel secolo xvi, ed ei può essere unito col Panigarola, col Fiamma e con altri illustri oratori di quell’età, i quali però non sono or rimirati come perfetti modelli della cristiana eloquenza. Son note le controversie ch’egli ebbe in Milano col santo Cardinal Carlo Borromeo, nate all’occasione di quelle che questi avea allora co’ regii ministri intorno all’immunità ecclesiastica. Nè può negarsi che il P. Mazzarini, il quale mostravasi favorevole a’ detti ministri, non usasse sempre verso quel gran cardinale quel riverente rispetto che per ogni riguardo gli era dovuto; frutto ordinario di tali dispute, quando esse si x. Notili» il*l P.nlrr Giulio M marini.