Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VIII, parte 2, Classici italiani, 1824, XV.djvu/255

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TERZO 779 nelle quali fece ammirare non meno la sua eloquenza, che un ardente zelo e un’ammirabile austerità. Il pontefice Innocenzo XII fermollo sugli ultimi anni in Roma, e l’onorò dell’impiego di predicatore apostolico e di teologo penitenziere. Ma tre anni soli ei lo sostenne, e a’ 9 di dicembre del 1694» in età di settantanni, con una morte corrispondente alla santa vita da lui condotta, chiuse i suoi giorni. Io non parlerò delle molte opere ascetiche ch’ei ci ha lasciate, le quali per altro sono scritte con tal purezza di stile, che per la maggior parte sono state credute degne di essere annoverate tra quelle che fanno testo di lingua, benchè l’autore non fosse di patria toscana, ma di famiglia originaria di Roma, e nato in Nettuno. Noi dobbiam solo fermarci nell’esaminare il genere d’eloquenza a cui egli si appigliò nelle sue prediche e ne’ suoi panegirici. Gli oratori de’ secoli precedenti ci avean date omelie piuttosto che prediche; perciocchè essi si occupavano comunemente in dichiarare il testo del sacro Vangelo, e in cavarne le riflessioni adattate al frutto de’ loro uditori; e se essi erano eloquenti, il dimostravano piò colf inveire con energia, che colla forza delle ragioni. Quelli del secolo XVII voller fare maggior uso del raziocinio, ma essi invece ne abusarono*, perciocchè per far mostra d’ingegno, stabilivano proposizioni che a primo aspetto parevano, e talvolta di fatto erano paradossi; e conveniva poi contorcersi, per così dire, e dimenarsi per ridurle a un senso vero e cattolico. E innoltre pareva che gli oratori fosser