Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VIII, parte 2, Classici italiani, 1824, XV.djvu/256

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780 LIBRO più solleciti di ottener l’applauso dagli uditori colla novità de’ concetti e coll’arditezza delle immagini, che di convincerli colla forza degli argomenti, e di commoverne con una robusta eloquenza gli affetti. Il P. Segneri conobbe che non era quello di modo di maneggiare con decoro e con frutto la divina parola, e saggiamente credette che quel genere d’eloquenza, che effetti sì prodigiosi avea già prodotti al tempo dei greci e de’ romani oratori, non dovesse essere meno opportuno quando fosse rivolto agli argomenti della cristiana Religione. Ei proccurò dunque di conformarsi a quei primi modelli; e si conosce chiaramente che prese in ispecial modo a imitar Cicerone. Ei non ama molto le divisioni, come non le amavano gli antichi oratori; ma stabilita la sua proposizione, si accinge a provarla; e con tale ordine dispone gli argomenti, e con tal metodo li va incatenando fra loro, e stringendo con essi sempre più l’uditore, che questi alfin si trova convinto, e forza è che si arrenda, persuaso dalle ragioni, e mosso dall’eloquenza, con cui l’orator le promuove e le incalza. Egli sbandì dalla sacra eloquenza que’ profani ornamenti che l’ignoranza de’ secoli precedenti vi avea introdotti, e che il reo gusto di quell’età avea smodatamente accresciuti, e la abellì invece colla varietà delle figure e colla vivacità delle immagini. È vero che qualche avanzo dell’infelice gusto del secolo vedesi nel P. Segneri, e forse egli non ardì di fare una intera riforma dell’eloquenza, temendo che non si potesse ciò eseguire tutto in un colpo, e che convenisse dar qualche cosa