Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VIII, parte 2, Classici italiani, 1824, XV.djvu/260

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784 LIBRO deterioramento di gusto, è il celebre Francesco Borromini, il cui esempio fu ancor perciò più fatale, perchè egli era uomo di valor grandissimo iu quest1 arte, se avesse voluto usare più saggiamente del suo ingegno. Era egli nato, come si narra da Giambattista Passeri, autor di que’ tempi, che ne scrisse la Vita (Vite de’ Pitt, ec., Roma 1772, p. 373), a’ 25 di settembre del i5j)(j in Bissone luogo della diocesi di Como. In età di quindici anni passò a Milano per apprendervi l’arte d’intagliare il marmo, e indi nel 1624 si trasferì a Roma, ove da Carlo Maderni suo compatriota e parente, che era allora architetto della basilica Vaticana , e che conobbe f abilità che il Borromino avea nel disegno, fu in esso istruito e esercitato. Piacque perciò anche al cav. Giovanni Lorenzo Bernini, che succedette in quell’impiego al Maderni. Ma poscia il Borromino di lui disgustato, perchè non vedeva mai eseguirsi alcuna delle belle promesse che fatte gli avea, lo abbandonò, e diessi a esercitare la professione d’architetto. Molte furono le chiese e fabbriche eli’ ei disegnò in Roma, e quella che è forse fra tutte la più famosa, è la chiesa e il convento di S. Carlo alle quattro fontane, e la chiesa nuova di Santa Maria in Valicella, della quale seconda opera di Borromino si compiacque per modo, che volle egli stesso scriverne la Relazione, la qual poi fu stampata magnificamente in italiano e in latino in Roma nel 1725, aggiuntivi tutti i disegni, e quelli ancora della Sapienza, che fu un’altra delle più rinomate fabbriche del Borromino. Questi c più