Pagina:Tommaso da Kempis - Della imitazione di Cristo, Verona, 1815.djvu/142

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130 libro iii.


6. Attendi, che l’antico avversario adopera ogni suo sforzo ad impedire il tuo buon desiderio del bene, a cavarti da ogni santo esercizio: cioè dal culto de’ Santi, dalla pietosa memoria della mia passione, dall’utile rimembranza de’ tuoi peccati, dalla guardia del proprio cuore, e dal fermo proponimento di crescere nelle virtù. Egli ti mette di molti brutti pensieri per attediarti e sbigottirti, per ritrarti dalla orazione, e dalla sacra lezione. Gli duole l’umile confessione, e (s’egli il potesse) ti farebbe lasciare la Comunione. Non gli dar fede, nè ti curare di lui, comechè spesse fiate ti abbia tesi lacciuoli. A lui dà la colpa di tutto ciò che di cattivo, e di turpe ti rappresenta. Dì a lui: Va via, spirito immondo; ti vergogna, o infelice: or se’ ben sozzo, che tali brutture mi metti dentro le orecchie. Togliti da me, seduttor maladetto; tu non avrai in me alcuna ragione: anzi con meco starà Gesù, siccome forte combattitore, e tu ne rimarrai svergognato. Io voglio più presto morire, e soggiacere a qualsivoglia dolore, che a te acconsentire. Taci là, e ammutolisci; io