Pagina:Tommaso da Kempis - Della imitazione di Cristo, Verona, 1815.djvu/194

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182 libro iii.


2. Io ti scongiuro, piissimo Iddio mio, guardami dalle cure di questa vita, chè troppo non ne sia inviluppato; dalle tante indigenze del corpo, sicchè io non sia preso al piacere; da tutto ciò che può dare impedimento allo spirito, acciocchè vinto da tante noje non m’abbandoni. Non dico già che tu mi guardi da quelle cose, le quali sfrenatamente ambisce la vanità de’ mondani; ma sì da quelle miserie, che per la comune maladizione della mortalità, gravano penalmente l’anima del tuo servo, e la ritardano, ch’ella non possa a suo grado entrare nella libertà del suo spirito.

3. O Dio mio, dolcezza ineffabile, volgimi in amarezza ogni consolazione di carne, la quale mi travolge dallo amore de’ beni eterni; e con l’esca di qualche temporal bene a sè reamente m’alletta. Deh! non mi vinca il sangue, e la carne; non m’inganni il mondo, e la fuggevol sua gloria; nè il diavolo, e la sua malizia non mi soppianti. Dammi fortezza da poter resistere, pazienza da tollerare, fermezza da perseverare. Dammi in cambio di tutte le mondane