Pagina:Tommaso da Kempis - Della imitazione di Cristo, Verona, 1815.djvu/202

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190 libro iii.

e non esserci fuori di me potente ajuto, nè util consiglio, ma nè durevole provvedimento. Ma già ripresa omai lena dopo della tempesta, ti riconforta nella luce delle mie misericordie: poichè io son qui (dice il Signore) a ristorare tutte le cose, non pure interamente, ma e abbondevolmente, e ribocchevolmente.

2. Or ci ha alcuna cosa per avventura difficile a me? o sarò io siccome chi dice, e non fa? Dov’è or la tua fede? Sta saldo e persevera. sii paziente, e uom prode: ti verrà la consolazione a suo tempo. M’aspetta, m’aspetta: io verrò e ti guarirò. Egli è una tentazione che ti molesta, e una vana paura, che ti sgomenta. Che monta di darti pena de’ casi avvenire, se non a crescerti tristezza sopra tristezza? bastano a ciascun giorno i suoi mali. Egli è vano ed inutile il turbarsi, o rallegrarsi di ciò che è a venire, che forse non sarà mai.

3. Ma umana cosa è d’essere aggirati da sì fatte immaginazioni; ed è argomento di animo tuttavia debole, lasciarsi tirare sì di leggieri alla suggestione dell’inimico. Conciossia-