Pagina:Torino e suoi dintorni.djvu/193

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166 istituzioni scientifiche

paragone con questa, e gli stranieri giunti a Torino dalle vicine, o remote contrade, tenere in conto di singolar favore la facoltà di visitarla. Fu eziandio altamente lodata da Faustino Tasso, dal Pingone e dal Tonso1.

Carlo Emanuele I, figlio maggiore di così gran padre, accrebbe la biblioteca, imponendo a ciascun dottore dei vari collegi dell’università una contribuzione di libri, e traslocandola nella galleria, adorna di pitture e sculture, disegnate in gran parte di propria mano da esso Carlo Emanuele2.

Il duca Carlo Emanuele II fece atterrare la galleria per dal luogo (come vedemmo) a nuovo e più magnifico palazzo. In quella occasione i libri e i codici della biblioteca furono collocati in alcune sale non molto discoste dal palazzo stesso. Salvati a fatica, e non senza danno, da violento incendio, vennero ammonticchiati in un’altra vasta sala, fino a che fosse condotto a termine il nuovo luogo ad essi destinato. Ciò accadeva appunto in quella stagione che i PP. Monfaucon e Mabillon viaggiavano Italia, dimodochè non poterono quei dottissimi rovistatori di biblioteche far onorata menzione della Torinese.

Regnante Vittorio Amedeo II, fu condotto a fine l’odierno palazzo dell’università, ed ivi trovarono finalmente stabile sede i libri ed i codici della biblioteca, la quale in questa epoca eziandio incominciò ad essere aperta al pubblico, massime ai professori e agli studenti della nostra università.

In così lunga e diversa vicenda di tempi e di cose, ella si accrebbe di tanto, che già fin dal 1825 reputavasi doviziosa di 110 mila volumi stampati e 3 mila manoscritti. Al presente i primi si potrebbero comodamente stimare dai 130 ai 140 mila.

Tutta questa ricchezza letteraria e scientifica è distribuita in quattro vaste sale e alcune camere, e distinta per materie, le meglio fornite delle quali sono la Teologia, la Giurisprudenza civile e criminale, la Medicina e la Storia naturale. La raccolta delle Flore si può dire, nel suo genere, compiuta. È osservabile altresì la classe dei libri di belle arti, e non picciola la raccolta di stampe di autori antichi e moderni, di accademie e di disegni, fra quali alcuni d’insigni maestri.

Ha inoltre buon numero di edizioni del secolo della stampa, di rare,

  1. Cibrario, de’ governatori, de’ maestri e delle biblioteche de’ Principi di Savoia — Torino, 1839. - Vallauri, Op. cit. T. II, pag. 30-33.
  2. Vallauri, Op. Cit. T. II, pag. 104, – Gazzera, Descriz. della bibl. nel calendario generale dell’anno 1825.