Pagina:Tragedie di Eschilo (Romagnoli) I.djvu/149

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110 ESCHILO

breve, né rade ha pei navili dove
su la spiaggia del mar viene sovente
Pan de le danze amico. E qui mandati
Serse li avea, perché, quando i nemici
disfatti omai, balzino giú dai legni
nell’isoletta, a scampo, i nostri possano
facile scempio far di tutti gli Èlleni,
e dai gorghi gli amici in salvo trarre.
Ma lesse male nel futuro. Appena
concesse un Nume agli Èlleni la gloria
della battaglia, subito recinte
le membra con le belle armi di bronzo,
balzar giú dalle navi, ed inondarono
l’isola tutta: e i nostri ove rivolgersi
non sapevano piú. Molti cadevano
sotto i sassi scagliati: altri, le frecce
volavan dai vibranti archi a trafiggerli;
e infine, con un solo impeto mossi,
colpi addensano, sbranano le membra
degli infelici, insino a che la vita
di tutti ebbero spenta. Ululi alzava
Serse, vedendo il baratro dei mali:
ché sedea sopra eccelso clivo, presso
al mare aperto, donde a lui visibile
era tutto l’esercito. E, strappandosi
via le vesti, levando acuti stridi,
tosto raccoglie le pedestri schiere,
e si gitta con quelle a sconcia fuga.
Questa sciagura oltre alla prima or piangi.